Rinaldi, Papaleo, Dieci

La crisi della manifattura sta già colpendo le produzioni che sono ambasciatrici del territorio modenese e del suo saper fare – automotive, meccanica, chimica, tessile, ceramiche, biomedicale –; la saldatura della crisi in corso (calo della produzione industriale, aumento dei costi delle materie prime, aumento dei costi energetici, fragilità del mercato del lavoro) con la guerra commerciale scatenata dai dazi rappresenta una minaccia gravissima per la presenza del Made in Modena – quintessenza del Made in Italy – sui mercati internazionali e un ulteriore elemento di criticità per l’intero comparto agroalimentare e agroindustriale.

La rivoluzione dell’intelligenza artificiale spinge verso l’automazione dei processi, si innesta sulla mancanza di una politica industriale comunitaria e nazionale e di una strategia più incisiva per l’accesso all’energia e per la ricerca di fonti di approvvigionamento di nuova generazione, a partire dal potenziamento del Piano Transizione 5.0.

Queste sono tutte manifestazioni di un cambiamento strutturale che sta mettendo a rischio numerosi posti di lavoro.

Il punto strategico è comprendere che siamo di fronte ad una rivoluzione che interseca economia, capacità di programmazione, geopolitica, croniche fragilità italiane sulle politiche industriali e del mercato del lavoro.

Un cambiamento complicato che si deve affrontare insieme a tutta la comunità; la strada per una reazione che significa costruzione di un modello produttivo e sociale che non giochi solo sulla difensiva ma che sia attrezzato e adeguato a portare fuori dalla tempesta economia, lavoro e società, realizzando una transizione giusta che abbia al centro il rapporto bilanciato tra il lavoro, la sostenibilità ambientale e la più grande accelerazione tecnologica mai conosciuta.

La prima risposta alla crisi è, appunto, la sua piena comprensione. E questo richiede capacità di analisi, coordinamento e condivisione tra tutti gli attori che compongono lo scacchiere economico, sindacale, produttivo, sociale e istituzionale modenese.

I cambiamenti in corso sono così tanti, così rapidi e così radicali che impongono l’adozione di una regola fondamentale: i cambiamenti si governano anteponendo l’interesse generale alle divergenze particolari, scegliendo di abbracciare un destino comune. Oppure i cambiamenti, se non si cambia atteggiamento, si subiscono.

Assumere questa postura rappresenta la chiave per parlare credibilmente di innovazione, valorizzazione delle competenze e del ruolo delle piccole e medie imprese che tanto innervano la nostra economia quanto rischiano di essere drammaticamente tagliate fuori dai processi di sviluppo.

Di fronte a quanto sta accadendo, Le tre grandi organizzazioni che rappresentiamo a Modena hanno assunto di fronte a quanto sta accadendo di dare valore all’unità sindacale come scelta responsabile di campo e oggi chiamano la comunità – istituzionale, produttiva e di categoria – a convergere su una linea d’azione condivisa che eviti la desertificazione industriale e ponga basi nuove per il nostro modello produttivo manifatturiero.

Cosa chiediamo

Per affrontare la crisi e garantire un futuro sostenibile occorre:

  • Costituire e, laddove presenti, rafforzare i tavoli istituzionali territoriali per la gestione e la composizione delle crisi; in questa direzione chiediamo di attivare immediatamente il tavolo di analisi condivisa e di composizione dei percorsi di trasformazione del tessuto economico, della produzione industriale e dell’evoluzione del terziario previsto dal protocollo firmato il 26 febbraio scorso con il Comune di Modena. Uno strumento importante per coordinare informazioni, dati e strategie tra organizzazioni sindacali, parti datoriali, associazioni di categoria e istituzioni elettive.

 

Alle imprese diciamo che:

La crisi in corso e gli scenari internazionali in movimento, lo ribadiamo, impongono la consapevolezza di esercitare fino in fondo quel ruolo di responsabilità sociale che ora sarà sottoposto alla prova più dura.

  • Se davvero la responsabilità sociale e territoriale rappresentano su questo territorio un elemento al centro delle elaborazioni della comunità imprenditoriale, questo concetto non può coesistere con azioni unilaterali, scaricate unicamente sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori. Quindi, ribadiamo il no ai licenziamenti e l’applicazione concreta di una responsabilità sociale che comporti la volontà di confrontarsi concretamente con le organizzazioni sindacali Confederali e di categoria e le Istituzioni per lo screening della situazione economica modenese mettendo al centro la partecipazione democratica dei lavoratori e delle lavoratrici.

Alle Istituzioni ed alle imprese chiediamo di:

  • Utilizzare tutti gli ammortizzatori sociali conservativi disponibili per gestire le crisi aziendali e per non perdere nessun posto di lavoro;
  • Richiedere ammortizzatori sociali in deroga per i settori più colpiti e chiedere un programma Sure europeo come ammortizzatore specifico universale per accompagnare la giusta transizione; questa crisi infatti colpirà anche gli strati del lavoro più deboli e correlati all’industria (appalti, terziario e servizi in genere), le forme di lavoro precarie, la somministrazione e il mondo dell’artigianato per il quale chiediamo un ripensamento e una estensione degli attuali strumenti di ammortizzazione sociale;
  • Investire nella formazione e nella rioccupabilità dei lavoratori e delle lavoratrici;
  • Dove si manifestano le condizioni avviare un percorso di redistribuzione degli utili;
  • Garantire la tenuta e dove possibile il potenziamento dei servizi pubblici per la coesione sociale del territorio;
  • Promuovere un piano straordinario per la Salute e sicurezza sul lavoro, con investimenti, tecnologia, creazione di Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) in tutti i siti produttivi complessi;
  • Sviluppare politiche industriali efficaci per una transizione giusta;
  • Adottare in via sperimentale la Carta della logistica etica per governare con le riforme e la qualità del lavoro un settore chiave per l’economia modenese;

Lo evidenziamo con forza: l’obiettivo di questo appello e di questa mobilitazione sindacale è quello di condividere un contratto sociale con tutti gli attori economici, produttivi e istituzionali di Modena affinché non si perda nessun posto di lavoro: per riuscire in questo, bisogna investire nell’innovazione, nella formazione, nel welfare e nella tenuta del territorio ponendo Modena alla guida di una transizione giusta che potrà essere tale solo se sarà partecipata dai lavoratori e dalle lavoratrici.

 

(Daniele Dieci, Segretario generale Cgil Modena – Rosamaria Papaleo, Segretaria generale Cisl Emilia Centrale – Roberto Rinaldi, Coordinatore Uil Modena e Reggio Emilia)