Anche l’Azienda USL di Modena è stata tra i protagonisti del terzo Congresso nazionale Fnopi (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche) dal titolo “Infermiere³ – Innovazione, sfide e soluzioni“, in programma nei giorni scorsi al PalaCongressi di Rimini. L’evento, patrocinato dal Ministero della Salute e dal Ministero dell’Università e della Ricerca, ha visto la partecipazione di circa 5mila infermieri provenienti da tutta Italia.

Elemento simbolico di questa edizione è stato il cubo di Rubik, rappresentazione della complessità della professione infermieristica e della necessità di trovare soluzioni innovative.

E proprio nell’ottica di approfondire e valorizzare questo profilo professionale, nasce il progetto sperimentale ‘Avia Pervia Nurse e Occupational Therapist’ dell’Ausl di Modena presentato al congresso, attualmente avviato sul Distretto sanitario di Modena, nell’ottica di ampliarlo nel futuro prossimo in tutti i centri della geriatria territoriale della provincia. Attualmente il percorso ha in carico 28 utenti.

A rappresentare l’azienda sanitaria modenese a Rimini sono intervenuti Rita Minozzi, coordinatrice delle Professioni sanitarie dell’Unità operativa complessa di geriatria territoriale, Lucia Contrucci (infermiera case manager del Centro disturbi cognitivi di Modena) e Alessandro Lanzoni (terapista occupazionale del Centro disturbi cognitivi di Modena), responsabili di progetto.

Il percorso, che si avvale del programma ‘Cope’ (Care of older people in their environments) testato dall’Università Drexel di Philadelphia e diffuso a livello internazionale, si concentra sul miglioramento della qualità della vita, la promozione dell’autonomia e il supporto ai caregiver, con un approccio multidisciplinare con la presenza di infermiere e terapista occupazionale debitamente certificati.

Il caso raccontato al Congresso nazionale Fnopi mette al centro l’esperienza di una signora 91enne affetta da demenza molto grave, residente col marito in un appartamento al secondo piano con ascensore, assistita abitualmente da un assistente familiare e due figlie.

La donna presenta una grave compromissione cognitiva che comporta apatia, insonnia e forte resistenza all’igiene. L’intervento combinato di terapista occupazionale e infermiere presso l’abitazione della signora ha fatto emergere, alla fine del ciclo di assistenza, il miglioramento sia del benessere percepito dal caregiver familiare che dell’assistita con la riduzione delle criticità e la ripresa di diverse attività quotidiane.

L’approccio integrato delle due figure, terapista occupazionale e infermiere, ha contributo alla gestione più efficace della quotidianità della donna, riducendo così il carico assistenziale e migliorando il benessere complessivo.  

L’implementazione di questo modello, in aggiunta agli altri interventi non farmacologici erogati dall’Azienda USL, potrebbe favorire a lungo termine un’assistenza sul territorio più personalizzata, sostenibile ed efficiente, rafforzando la collaborazione tra professionisti sanitari e caregivers.