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In un’epoca in cui la musica si consuma principalmente in digitale, l’idea di possedere un album fisico sembra quasi anacronistica. Eppure, per molti artisti e appassionati, il vinile rappresenta ancora un legame autentico con la musica e con l’artista stesso. Il più noto musicista di casa nostra (e nono solo) ha recentemente espresso questa visione, sottolineando l’importanza di avere un oggetto fisico che simboleggi l’opera musicale.
Di seguito alcune dichiarazioni di Filippo Neviani (Nek) sui canali di Funweek piattaforma digitale del Messaggero.it
“I miei fan hanno più dischi di me stesso – ha dichiarato l’artista – e sono convinto che compreranno il nuovo album anche solo per il piacere di possedere un oggetto uscito quest’anno”. In un mercato dominato dallo streaming, dove la musica viene ascoltata ma mai toccata, il vinile diventa un simbolo di connessione diretta con l’artista.
Parlando dell’iniziativa discografica che ha portato alla pubblicazione del suo ultimo lavoro in vinile, l’artista ha sottolineato: “Il fatto che tu dica celebrare è un privilegio. È importantissimo e mi fa molto piacere che una casa discografica, assieme a me, abbia deciso di intraprendere questa strada. Viviamo in un mondo in cui la musica non si possiede più, la si ascolta e basta”.
L’evoluzione tecnologica ha trasformato anche il nostro rapporto con gli oggetti. “Oggi il telefono non è più solo un telefono, è diventato qualsiasi altra cosa. Non c’è più il possesso della materia, ed è per questo che il vinile rappresenta qualcosa di unico: un oggetto concreto che incarna l’opera di un artista”.
Alla base di questa riflessione c’è un concetto profondo: la musica non è solo suono, ma emozione. “Io per farti capire cosa penso di te ti abbraccio, ti tocco – ha aggiunto – e allo stesso modo il vinile è un’esperienza sensoriale, qualcosa che puoi sentire fisicamente, possedere, e che diventa parte della tua vita”.
Nel mondo digitale, dove tutto è immediato e intangibile, il ritorno del vinile sembra essere una risposta al desiderio di autenticità e di connessione reale tra artista e ascoltatore. Un ritorno alle origini che, in fondo, non è altro che una ricerca continua dell’emozione pura.
Ma l’artista non si ferma qui: “Mi metto in gioco, esco dalla mia comfort zone e quest’anno l’ho fatto e continuerò a farlo finché l’entusiasmo è a Dio piacendo. Poi c’è un tour, insomma non starò con le mani in mano perché il mio nemico più grande è la noia. C’è un’esperienza tale che mi permette di potermi godere il palco e non subirlo. All’inizio il palco forse lo subivo un po’ di più, ero alle prime armi, ero poco più che ventenne, con un’esperienza minima fatta nelle sagre di paese. Poi, quando sono salito sul palco per essere efficace in poco tempo con le mie canzoni, si faceva sul serio. È come quando fai un allenamento in palestra: più ti alleni, più il tuo fisico risponde e diventi prestante, è la stessa cosa”.
L’artista ha anche parlato dei momenti più emozionanti delle sue esibizioni: “Sul treno, per esempio, è uno di questi. ‘Sei solo tu’ è uno di questi. Anche la stessa ‘Se telefonando’, a me piace farla anche in una versione pianoforte e voce, per sentire proprio anche solo la voce della gente. Sono tutti momenti che mi emozionano parecchio”.
Infine, riflettendo su se stesso e sul proprio percorso, ha aggiunto: “Forse lui di me penserebbe: ‘Cavolo, sei sempre uguale a come ti ho lasciato’. Probabilmente direbbe così, perché c’è una parte anche di vanità. E se incontrassi lui, direi: ‘Filippo, pedala, preparati a pedalare perché non ti regalerà niente nessuno’ ”.
(Claudio Corrado)