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Confagricoltura Bologna chiede misure per le aziende danneggiate dall’esondazione


La conta dei danni è partita. Quella reale si intende, fatta di sopralluoghi e indagini nei campi flagellati dall’esondazione del Reno, all’interno di capannoni ed edifici investiti dall’onda funesta, e non quella diramata nelle ore del disastro magari guardando l’acqua che pian piano saliva.

Stamattina i vertici di Confagricoltura Bologna hanno scandagliato il territorio circoscritto tra i comuni di Castel Maggiore e Argelato.

Sono circa 500 gli ettari – in località Boschetto dove si è rotto l’argine -, che hanno subito i danni maggiori in termini di ripristino della rete viaria e di scolo. Il tutto quantificabile in 2.000 euro a ettaro, ai quali bisogna aggiungere complessivamente un milione di euro per la mancata produzione 2019. Su altri 2.000 ettari circa, nell’area circostante, si può stimare una perdita di PLV fino a 4 milioni di euro. Inoltre, sono stati sommersi dall’acqua capannoni, fabbricati e case, incluse scorte e macchinari, ma il danno seppur ingente non è ancora quantificabile.

Il monito del presidente di Confagricoltura Bologna, Guglielmo Garagnani, suona perentorio: «Fare in fretta ad accertare le responsabilità e risarcire il danno alle imprese». Non solo. «Chiediamo anche – spiega nel dettaglio – misure specifiche per le aziende danneggiate ossia l’esonero fiscale e l’azzeramento dei contributi previdenziali e consortili. Significa: estendere l’esonero IMU, ora previsto solo per CD (coltivatori diretti) e IAP (imprenditore agricolo professionale), a tutti i proprietari di terreno e ai fabbricati; azzeramento contributi previdenziali dei lavoratori autonomi e datori di lavoro e dei contributi consortili dovuti per lo scolo e per il beneficio di disponibilità irrigua».

Infine, un plauso va certamente al Prefetto Patrizia Impresa per aver attivato subito le azioni anti-sciacallaggio e alla Protezione civile dell’Emilia-Romagna che è intervenuta con tempestività; ai tecnici del Consorzio della Bonifica Renana e del Canale emiliano romagnolo. «Bisogna sottolineare, infatti, che grazie al Cer si è reso possibile il deflusso delle acque», conclude il presidente di Confagricoltura Bologna.




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