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Unimore: autunno 2018 il più caldo di sempre a Modena dal 1830


Col mese di novembre per gli esperti terminano l’autunno meteorologico e l’anno meteorologico, che va da 1 dicembre a 30 novembre. Infatti, le stagioni meteorologiche per gli studiosi iniziano dal primo del mese, in cui inizia la corrispondente stagione astronomica, e proseguono fino al termine del mese precedente la successiva stagione.

Per i tecnici dell’Osservatorio Geofisico del DIEF – Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” di Unimore, dunque, con l’archiviazione del mese di novembre è tempo di fare qualche bilancio riassuntivo per ciò che riguarda l’andamento tanto della stagione autunnale che, più complessivamente, dell’anno meteorologico che ci siamo lasciati alle spalle.

Le considerazioni più interessanti sono quelle che si rifanno alle rilevazioni raccolte presso la stazione storica di Piazza Roma a Modena, posta sul torrione orientale del Palazzo Ducale, in quanto per questa sede della attuale rete dell’Osservatorio Geofisico universitario si dispone di una serie meteoclimatica risalente addirittura al 1830. In Italia solo 4-5 osservatori meteorologici sono in possesso di serie più datate nel tempo.

AUTUNNO METEOROLOGICO

Nel dettaglio, la temperatura media dell’autunno meteorologico è risultata di 17.3°C con una anomalia positiva di 2.6°C. “Quello appena terminato – avverte subito l’esperto Luca Lombroso di Unimore – è l’autunno più caldo di sempre a Modena”.

Il record precedente apparteneva al 2014 con 17.1°C. Prima del 2000, però, l’autunno non aveva mai superato una temperatura media di 16.2°C. “Nell’ambito della “nuova normalità” – aggiunge Luca Lombroso – sembra siamo entrati in una fase nuova: non solo si superano record storici, ma si battono anche record stabiliti negli ultimi anni. Interessante notare anche come è cambiato il clima autunnale dall’era preindustriale a oggi”.

Nell’ultimo trentennio del XX secolo la temperatura media autunnale era 13.9°C, mentre ora la media autunnale aggiornata agli ultimi 30 anni è salita di 1.2°C, a 15.1°C. Dal 2000 a oggi poi si assiste a un ulteriore aumento, seppur il periodo sia ancora breve per essere definito “clima”. Comunque dal 2000 al 2018 la temperatura media dell’autunno è aumentata a 15.8°C, 1.9°C in più dell’era preindustriale.

Tutti e tre i mesi autunnali sono stati più tiepidi del normale, con l’anomalia maggiore nel mese di novembre, quindi in ottobre e, in misura minore, ma sempre nettamente più caldo del passato, in settembre.

Le piogge autunnali sono state scarse, 142.7 mm, e risultano del 38% inferiori a quanto atteso dalla climatologia che indica in 229.0 mm la media stagionale di piogge in autunno. “C’è da dire – commenta il meteorologo Luca Lombroso – che non è una carenza di piogge particolarmente anomala, poiché nel 2011 abbiamo riscontrato piogge inferiori, nonché in molti altri anni del passato. Certo è curioso per non dire inconsueto che l’autunno, che sarebbe di regola la stagione più piovosa, quest’anno è stata la stagione più asciutta dell’anno, perfino in estate è piovuto di più”.

Nel dettaglio mensile, solo novembre è risultato in linea con la climatologia delle piogge, mentre ottobre e, soprattutto, settembre hanno risentito di deficit pluviometrici.

ANNO METEOROLOGICO

I 12 mesi da dicembre 2017 a novembre 2018 hanno avuto una temperatura media di 16.0°C, di 1.7°C superiore al riferimento climatico che eleva l’anno appena concluso a terzo anno meteorologico più caldo di sempre, identico al 2016/17 e 2006/07, di poco dietro gli anni più caldi che sono stati il 2013/14 con 16.2°C ed il 2014/15 con 16.1°C. “Mai ritenuti possibili – ci dice Luca Lombroso – valori simili prima del XXI secolo, quando l’anno meteorologico più caldo non ha mai superato i 14.7°C del 1994”.

“Modena, e in modo analogo Reggio Emilia, – prosegue la sua analisi il meteorologo Luca Lombroso di Unimore – sono ormai nettamente più calde del passato. Le temperature medie trentennali sono aumentate in modo molto maggiore delle temperature globali. Rispetto all’era preindustriale il riscaldamento planetario è aumentato di circa +1.0°C, quello locale del nostro territorio di +1.6°C e nell’ultimo decennio addirittura di 2.4°C”.

Il dato – secondi gli esperti dell’Osservatorio Geofisico universitario di Modena – è in linea con quanto avviene, in genere, in Italia e nel bacino del Mediterraneo, che per ragioni geografiche e meteorologiche sono un “hot spot” dei cambiamenti climatici, ovvero più sensibili di altre zone del globo.

Le piogge complessive dell’anno meteorologico sono sostanzialmente in linea con la climatologia (651.7 mm), poiché le precipitazioni misurate al suolo sono state in tutto 659.1 mm, anche se, passando alla distribuzione mensile, emergono grandi irregolarità nell’andamento, con scarse precipitazioni in gennaio, aprile, agosto e settembre e molto abbondanti in febbraio e, in parte, in marzo.

“Insomma, – conclude il suo commento Luca Lombroso di Unimore – dai dati emerge che a Modena i valori soglia dell’Accordo di Parigi sul clima, che si prefigge di mantenere l’aumento delle temperature globali rispetto all’era preindustriale “al di sotto di 2°C, intensificando gli sforzi per contenere l’aumento entro 1.5°C”, sono già stati superati”.




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