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Bassa Reggiana, aumenta l’attività anti-evasione


In meno di tre anni di attività, l’Ufficio unico dei tributi dell’Unione dei Comuni “Bassa reggiana” ha ottenuto risultati significativi. In primis, un forte contrasto all’evasione fiscale, fenomeno che negli ultimi anni si è ulteriormente acuito probabilmente anche a causa delle difficoltà sociali dovute alla crisi economica. Una delle azioni più concrete del nuovo ufficio è stata l’intensificazione dell’attività finalizzata all’emersione dell’evasione, sia dal punto di vista dei controlli su Ici, Imu e Tasi sia per quanto riguarda Tarsu, Tares e Tari, che ha portato a un netto incremento dell’accertato. Per quanto riguarda le riscossioni, invece, le normative vigenti penalizzano gli enti locali, in particolare quelli virtuosi come l’Unione che hanno investito impegno e risorse sulla lotta all’evasione.

Questo aspetto specifico è stato al centro di una conferenza stampa che si è svolta questa mattina in Provincia, alla quale hanno preso parte il presidente  Giammaria Manghi, i sindaci dei Comuni dell’Unione e il dottor Giacomo Spatazza, responsabile dell’Ufficio unico dei tributi. “Abbiamo implementato le forze dedicate dai singoli Comuni – ha spiegato Manghi, in veste di presidente dell’Unione – fornendo anche al personale l’opportunità di una maggiore formazione di fronte a un panorama tributario che in questi anni è cambiato ripetutamente. Purtroppo questi sforzi importanti non vengono premiati come meriterebbero in quanto la percentuale dell’incassato rispetto all’accertato, pur più alta rispetto alla media nazionale, è molto bassa. Si pensi che a fronte di oltre 2 milioni e 800mila euro di accertamenti per Ici, Imu e Tasi, nel 2017, sono stati riscossi soltanto un milione e 111mila euro, mentre per Tarsu, Tares e Tari l’accertato è di 2 milioni e 170mila euro a fronte di un riscosso di 857mila euro”.

“Questa situazione – ha aggiunto – è da ricondurre alle normative vigenti, che da un lato prevedono un percorso per la riscossione particolarmente articolato, che consente a chi evade di non versare ciò che deve per anni. In più, per gli enti locali vi è un’ulteriore aggravante: per coprire i crediti di dubbia esigibilità, che in contabilità rappresentano un fondo rischi diretto ad evitare l’utilizzo di entrate di dubbia e difficile esazione, sono chiamati ad accantonare ingenti risorse a garanzia del debito, privando di fatto la comunità di risorse preziose che potrebbero essere investite a beneficio di tutti. Dunque, da un lato i Comuni mettono in campo forza e impegno, ma vengono ostacolati da un meccanismo paradossale: oltre al danno, c’è anche la beffa”.

Anche i dati del 2015 e del 2016 sono sulla stessa falsariga: per Ici, Imu e Tasi il riscosso in questi due anni è stato di circa 1 milione e 525mila euro a fronte di oltre 5 milioni di accertato, mentre per Tarsu, Tares e Tari sono stati riscossi circa un milione e 50mila euro nonostante un accertato di oltre 3 milioni e 700mila euro.




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