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Finanziare la ricerca per la salute 2018: il contributo della Fondazione del Monte


Demenza senile, leucodistrofia autosomica, osteoporosi, l’apporto della telemedicina per la malattia di Parkinson, le patologie vascolari in un’ottica di genere, l’evoluzione del batterio della peste e un’innovativa tecnologia ad alta precisione utilizzata per lo studio di una grave malattia genetica e del carcinoma mammario. Sono 7 i progetti di eccellenza nel campo della salute e della ricerca scientifica, realizzati tra Bologna e Ravenna grazie al sostegno della Fondazione del Monte. Ricerche che hanno già dato risultati più che promettenti e che saranno presentate sabato 3 marzo dalle ore 9.00, nella sala dello Stabat Mater alla Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna (piazza Galvani 1), nel corso dell’incontro pubblico Finanziare la ricerca per la salute. Il contributo della Fondazione del Monte.

I 7 progetti, selezionati secondo le linee guida della comunità scientifica, sono stati sostenuti con un finanziamento complessivo di poco più di 380.000 euro. Sono stati tutti realizzati da team multidisciplinari e hanno coinvolto più laboratori, secondo la logica delle “reti di ricerca”. Così è stato per il progetto curato dalla dottoressa Clelia D’Anastasio, che ha creato una sinergia tra l’Unità di Geriatria territoriale e Disturbi cognitivi dell’Azienda Usl di Bologna, di cui è stata responsabile, con la Clinica neurologica dell’Istituto delle Scienze neurologiche IRCSS. Ciò ha permesso di sfruttare le competenze  di ciascuna struttura, così da offrire a pazienti e famiglie una più ampia gamma di servizi per la diagnosi, la  cura e l’assistenza, e, allo stesso tempo, ampliare la selezione dei pazienti per gli approfondimenti scientifici, garantendo un approccio globale alla persona con demenza e alla sua famiglia.

Porta invece la firma del professor Pietro Cortelli (foto in basso a destra), direttore della Clinica neurologica dell’IRCCS, ma ha coinvolto anche il Dipartimento di Scienze biomediche e neuromotorie dell’Università di Bologna, il progetto volto a fare luce su una malattia genetica poco studiata e probabilmente sottostimata: la leucodistrofia autosomica dominante ad esordio nell’età adulta. Lo studio ha permesso, tra l’altro, di individuare un potenziale approccio terapeutico all’ipotensione ortostatica, uno dei disturbi più invalidanti della malattia.

Di grande impatto lo studio in vitro e clinico curato dal professor Nicola Baldini (in alto a sinistra) dell’Istituto Ortopedico Rizzoli con il Dipartimento di Scienze biomediche e neuromotorie dell’Università di Bologna e GVM Cura e Ricerca di Bologna e Ravenna, attraverso cui un integratore alimentare a base di citrato di potassio  si è dimostrato clinicamente efficace nella prevenzione dell’osteoporosi post-menopausale in un particolare sottogruppo di pazienti osteopeniche. Il prossimo passo sarà estendere la ricerca a un numero maggiore di casi, così da confermarne i risultati.

Biologia, medicina, ingegneria, tecnologie: il progetto su telemedicina e malattia di Parkinson, curato dalla dottoressa Manuela Contin (in alto a destra) dell’Istituto delle Scienze neurologiche, ha messo a punto un protocollo per la misura da parte dei pazienti, a domicilio e in autonomia, degli effetti motori e non motori delle terapie. Il sistema, che si avvale di strumenti d’uso comune come smartphone e tablet, permette al personale sanitario di personalizzare lo schema posologico secondo il principio della dose minima efficace, rendendo i pazienti più partecipi e consapevoli.

Studiare le patologie cardiovascolari in un’ottica di genere è stato l’obiettivo del progetto condotto da 4 unità di ricerca dell’Università di Bologna sotto la guida della professoressa Susi Pelotti (in basso a sinistra), con la collaborazione dell’Unità di Chirurgia dell’Ospedale di Ravenna. I risultati hanno fornito una base scientifica utile alla comprensione delle differenze di genere nella risposta infiammatoria, allo stress ossidativo e all’approccio terapeutico e preventivo. Non solo: aprono a possibili sviluppi nel campo della farmacologia di genere.

Archeologia, antropologia molecolare, farmacogenetica: la ricerca curata dal professor Stefano Benazzi del Dipartimento di Beni culturali dell’Università di Bologna è andata sulle tracce del batterio Yersinia pestis per scoprire l’evoluzione genetica della peste e porre le basi di una possibile cura di una malattia considerata oggi riemergente. Lo studio si è avvalso dei Laboratori di Antropologia fisica e DNA antico di Ravenna e ha permesso di identificare la presenza del batterio in resti riportati alla luce in tre diverse necropoli, dal VI al XVII secolo.

Grazie al contributo della Fondazione del Monte, infine, una nuova apparecchiatura ad alta precisione è andata ad arricchire la dotazione del Centro Unificato di Ricerca Biomedica Applicata (CRBA), il centro multidisciplinare del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi nato nel 2001 con lo scopo di centralizzare le risorse strumentali e le competenze per la ricerca applicata. Sotto la guida della dottoressa Vilma Mantovani, la tecnologia digital PCR  è stata già efficacemente utilizzata per uno studio sulla poliposi adenomatosa familiare, una grave malattia genetica, e un altro sul carcinoma mammario.

Per il biennio 2018-2019, l’impegno della Fondazione del Monte nel settore della ricerca scientifica si concentrerà nel sostegno alla costruzione della Torre Biomedica, il Centro multidisciplinare di livello internazionale nel campo biomedico e pre-clinico dell’Università di Bologna, che sorgerà all’interno del Policlinico Sant‘Orsola-Malpighi. L’investimento complessivo della Fondazione del Monte sarà pari a un milione di euro. La Torre Biomedica ospiterà infrastrutture tecnologicamente avanzate per la ricerca e sarà organizzata in modo da favorire la condivisione delle attrezzature e la collaborazione tra diversi gruppi scientifici di lavoro in un’ottica fortemente interdisciplinare.




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