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Ok alla delocalizzazione delle Fonderie Cooperative di Modena


Il Consiglio comunale ha dato il via libera al protocollo d’intesa tra Comune e società Fonderie Cooperative di Modena che dà l’avvio all’iter per la delocalizzazione dello stabilimento industriale situato in via Zarlati 84, in zona Madonnina, entro gennaio 2022.
Nella seduta di oggi, giovedì 21 dicembre, l’Aula si è espressa infatti all’unanimità a favore della delibera illustrata dall’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli. Il documento, trattato nella Commissione consiliare Seta di martedì 19 dicembre, era stato aggiunto per scelta unanime dei gruppi consiliari ai lavori dell’ultima seduta del Consiglio prima della pausa festiva. Insieme alla delibera è stato approvato, sempre all’unanimità, un ordine del giorno firmato da tutti i gruppi presenti in Aula e illustrato da Carmelo De Lillo del Pd, che chiede al Comune di continuare a lavorare per “il miglioramento della qualità dell’aria in zona Madonnina, per la tutela dell’occupazione, per il mantenimento e lo sviluppo di attività imprenditoriali del territorio, per la riqualificazione di aree strategicamente importanti per la programmazione della crescita urbanistica sostenibile della città”, condividendo i diversi passaggi con Consiglio e cittadini.
“Al momento non è stata ancora individuata nessuna area per il trasferimento dell’attività”, ha affermato Vandelli precisando che l’area per la nuova sede sarà legata alle esigenze in termini infrastrutturali che la società manifesterà presentando il progetto di sviluppo e riorganizzazione produttiva. “Il protocollo d’intesa – ha aggiunto – definisce i tempi e le modalità dei vari passaggi per la delocalizzazione dell’attività, precisando gli impegni della società Fonderie e del Comune”.
Il nuovo impianto utilizzerà processi produttivi più avanzati e innovativi, con la conseguente necessità di aggiornare la forza lavoro con corsi di aggiornamento e con l’inserimento di nuove figure professionali. Per sostenere l’operazione la società avrà la necessità di attingere a fonti di finanziamento strutturali e di massimizzare la valorizzazione urbanistica dell’area di sedime dell’attuale stabilimento, anche attraverso il cambio di destinazione d’uso in residenziale e destinazioni compatibili, come previsto anche dal Poc (Piano operativo comunale) vigente. Si potrà inoltre valutare la possibilità di incrementare l’indice edificatorio previsto, modificare altri parametri urbanistico-edilizi o introdurre altri incentivi, come ad esempio l’esonero o la riduzione dei contributi e oneri di costruzione in conformità a quanto prevede la disciplina regionale.
Con la mozione, il Consiglio chiede di “proseguire e condividere pubblicamente, fino alla data della dismissione, l’azione di monitoraggio intrapresa per la verifica periodica delle condizioni dell’aria nelle zone residenziali prospicienti il sito produttivo, anche attraverso la permanenza dei tavoli tecnici, lodevolmente attivati da codesta Amministrazione, che hanno permesso la condivisione di dati essenziali e risultati importanti”. Il documento domanda inoltre di informare periodicamente Consiglio e cittadini, tramite assemblee sul territorio, sullo stato dell’arte dei processi attivati, sia relativamente alla delocalizzazione sia rispetto all’adeguamento degli impianti per mitigare le emissioni odorigene. Attenzione viene posta anche sul fatto di lavorare con la proprietà e gli enti preposti affinché “la produzione sia conservata sul territorio modenese, privilegiando nell’individuazione dell’area, siti già urbanizzati e siti industriali dismessi, continuando a rappresentare opportunità professionale e valore aggiunto” nel mondo della metalmeccanica e affinché siano trovate modalità per implementare eventualmente la produzione “utilizzando mezzi, attrezzature e formazione personale, necessari a garantire processi di lavorazione rispettosi delle più severe norme ambientali”. L’odg chiede ancora che venga assicurato il rispetto degli impegni assunti e che l’Amministrazione sovrintenda, “dal punto di vista della sicurezza sanitaria ed ambientale, affinché le future operazioni di dismissione, bonifica, demolizione e smaltimento dell’attuale sito, siano svolti in totale sicurezza per i residenti delle aree limitrofe”. Il documento domanda quindi infine al Comune di “continuare l’impegno attivo e propositivo per la soluzione condivisa di questa vicenda, riaffermandosi nel ruolo di supervisore e mediatore fra i vari attori interessati, proprietà enti e lavoratori e di garante nei confronti della salute ed il benessere dei cittadini”.

 

“ATTENZIONE ALL’AMBIENTE E AL LAVORO”

Il protocollo d’intesa tra il Comune e le Fonderie cooperative di Modena ha tre obiettivi importanti: delocalizzare lo stabilimento per risolvere i problemi attuali mantenendo a Modena la produzione; garantire, con il trasferimento, l’innesco per la trasformazione del Villaggio Artigiano dove si trova attualmente; contrastare il processo di degrado che si potrebbe verificare nel caso in cui l’azienda chiudesse o non fosse in grado di bonificare l’area attuale. Lo ha detto l’assessora all’Urbanistica del Comune di Modena Anna Maria Vandelli chiudendo, in Consiglio comunale, il dibattito che ha portato all’approvazione unanime della delibera che dà l’avvio all’iter per la delocalizzazione dello stabilimento industriale situato in via Zarlati 84, in zona Madonnina, entro gennaio 2022.

Aprendo il dibattito per ArtUno-Mdp-Per me Modena Marco Malferrari ha ricordato che strategie per la delocalizzazione erano state definite già nella precedente consigliatura e ha poi sottolineato che “insieme alla tutela dell’ambiente e della salute dei residenti bisogna tenere ben presenta il problema del mantenimento dell’occupazione nello stabilimento facendo in modo che l’attività rimanga a Modena”. Anche Vincenzo Walter Stella ha ribadito che è “necessario un equilibrio tra il miglioramento ambientale e la tutela della salute e il mantenimento del lavoro per i 70 dipendenti delle fonderie”. L’Amministrazione – ha aggiunto – agevoli il dialogo con l’azienda per permettere un soddisfacente trasferimento restando a Modena e valuti zone diverse per la delocalizzazione individuando siti già urbanizzati”.

“Oggi siamo tutti partecipi di un esempio di democrazia dal basso”, ha affermato Elisabetta Scardozzi, M5s, celebrando “un ascolto attivo dei cittadini e di un comitato che ha portato avanti le proprie ragioni con determinazione”. Sono i comitati dei cittadini, ha aggiunto Luca Fantoni, “che qualcuno ha definito quelli delle fole, che hanno ottenuto questo risultato. Oggi si inizia un processo che farà sì che l’Aia non possa venire rinnovata e questo per noi è fondamentale”. Secondo Marco Bortolotti la “parola chiave è controllo da parte nostra soprattutto nel procedimento di scelta del nuovo sito, da realizzare nella massima trasparenza e senza usare suolo vergine ma avvantaggiando il recupero”. Il consigliere ha chiesto poi la massima informazione al Consiglio “perché i tempi sono stretti ed è fondamentale che il processo vada in porto”.

Marco Forghieri, Pd, ha evidenziato che quello delle fonderie è stato la delibera è stato uno dei rari casi di buon funzionamento della dialettica tra comitati e Amministrazione, anche perché questa volta il confronto è stato influenzato positivamente dal fatto che le richieste erano possibili e l’Amministrazione aveva gli strumenti per dare le risposte. L’Amministrazione però – ha proseguito – deve avere un occhio di riguardo anche per le legittime aspettative degli imprenditori e dei lavoratori”. Fabio Poggi ha ricordato che “i controlli ci sono sempre stati e continueranno a esserci. Ma è doveroso anche sottolineare il nostro impegno verso l’azienda e faremo di tutto per metterla nelle condizioni di poter delocalizzare. Dovremo continuare a vigilare sull’impatto ambientale ma anche sulla realizzazione degli impegni che ci siamo presi mettendo l’azienda nelle condizioni di mantenere i propri”. E Diego Lenzini ha osservato che con il protocollo “non abbiamo una soluzione ma ci impegniamo a trovarla e ci assumiamo questa responsabilità nei confronti del quartiere, della città ma anche dell’azienda con la quale iniziamo un percorso per arrivare insieme a un risultato nei tempi”.

Secondo Adolfo Morandi (FI) non si può “cantare vittoria perché il protocollo d’intesa pone le basi per la delocalizzazione ma non la realizza. Costruire stabilimenti di questo tipo richiede investimenti rilevantissimi e quindi l’Amministrazione deve attivarsi con rapidità per mettere in campo le azioni necessarie a reperire i finanziamenti per evitare che tra quattro anni l’azienda cessi l’attività o delocalizzi fuori da Modena”.




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