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Salus Hospital: al via il nuovo ambulatorio di cardiologia pediatrica


Salus Hospital di Reggio Emilia, struttura di Alta Specialità accreditata al SSN, aggiunge tra le sue specialità ambulatoriali la cardiologia pediatrica. A guidare il nuovo servizio, dedicato allo studio, alla diagnosi e alla cura delle problematiche cardiologiche dei bambini dalla nascita fino all’età evolutiva, sarà il professor Aldo Agnetti, specialista tra i più affermati e riconosciuti a livello internazionale.

Il nuovo servizio ambulatoriale dell’ospedale di via Ulderico Levi 7, oltre a fornire servizi di prevenzione e cura delle cardiopatie che insorgono in età pediatrica, si occuperà di cardiopatie congenite, patologie che rappresentano la più frequente malformazione neonatale (1 neonato su 100).

“Alcune di esse sono di minore importanza clinica – spiega il professor Aldo Agnetti – mentre altre richiedono trattamenti correttivi sia di tipo cardiochirurgico sia di minore invasività tramite approcci percutanei con la cosiddetta Cardiologia interventistica”.

La causa della formazione delle cardiopatie congenite non è individuabile nel 90% dei casi. Infatti gli esperti parlano di cause multifattoriali, cioè dovute all’interazione tra fattori genetici e fattori ambientali. Per il restante 10% la causa della malformazione è riconducibile ad alterazioni cromosomiche oppure a malattie materne favorenti lo sviluppo del feto anomalo.

“I sintomi che le cardiopatie congenite possono provocare –  precisa il professor Agnetti – sono molto variabili in base al tipo di cardiopatia e alla gravità della stessa. Alcune cardiopatie più gravi determinano cianosi, colorito bluastro della cute; altri sintomi possono essere facile affaticamento, pallore, difficoltà respiratoria, dolore toracico”.

Quando entrambi i genitori sono portatori di cardiopatia congenita, c’è una maggiore probabilità che questa si presenti anche nel figlio. Se è solo la madre portatrice di cardiopatia congenita la percentuale di un figlio con le stesse problematiche si avvicina al 3-5% a fronte dell’1% della popolazione generale. Infine, se nella stessa famiglia è già in cura un figlio per cardiopatia congenita, la possibilità di partorire un fratellino con identica patologia cresce fino al 5-10%, pur rimanendo comunque preponderante la percentuale di non comparsa della malattia.

“Fino a vent’anni fa le cardiopatie congenite più significative venivano corrette attraverso il gesto chirurgico convenzionale – dice Aldo Agnetti – Oggi, viceversa, molte possono essere “risolte” mediante approcci percutanei, senza incisione chirurgica e sfruttando le vie d’accesso naturali quali la vena o l’arteria femorale”.

Quando si parla di cardiopatie congenite è difficile parlare di prevenzione nel senso stretto del termine. “Sappiamo – aggiunge il professor Agnetti – come specifiche circostanze ne facilitino l’insorgenza: per esempio la malattia diabetica fuori controllo aumenta l’incidenza di cardiopatia congenita. La prevenzione può essere fatta sul diabete in quanto tale”.

Lo studio morfologico del cuore del feto rende possibile una diagnosi prenatale accurata delle principali malformazioni cardiache ed è consigliato alle donne con episodi di familiarità o che presentino patologie che possono aumentare l’incidenza di cardiopatie congenite nel nascituro, o nelle quali una prima indagine ecografica abbia posto il sospetto di cardiopatia nel feto. L’importanza della diagnosi prenatale in ottica preventiva sta nel poter riconoscere in anticipo un difetto cardiaco e poter gestire nel modo migliore il percorso terapeutico da affrontare sia in gravidanza sia dopo la nascita.

Dopo l’intervento i pazienti che presentavano cardiopatie congenite “semplici” possono tornare alle piena normalità. Anche dal punto di vista dell’attività fisica o sportiva. Nei soggetti trattati per cardiopatia complessa, seppur a fronte di un’ottima correzione chirurgica, è tuttavia consigliata una sorveglianza periodica con ECG ed Ecocardiografia obbligatori, poiché è necessario monitorare nel tempo l’andamento clinico e strumentale di essi. Mi viene chiesto spesso se sia utile eseguire oltre all’ECG anche una visita specialistica cardiologica con Ecocardiografia per i bambini e i ragazzi che praticano attività sportiva impegnativa o agonistica. Certamente sì se in famiglia vi è stato qualche evento cardiaco grave e improvviso in giovane età. In altri casi può non essere obbligatorio, ma permette di avere maggiore sicurezza nella pratica dell’attività sportiva intensa”.

“A chi mi chiede se vaccinare o meno i bambini con cardiopatia congenita – conclude il professor Agnetti –  rispondo sì: i vaccini sono sempre consigliati così come per tutti gli altri bambini. Come indicazione aggiuntiva, nei bambini sotto i 2 anni con significativa cardiopatia congenita, nel periodo autunno-inverno viene consigliata la profilassi contro il virus respiratorio sinciziale che causa un’importante malattia respiratoria, chiamata bronchiolite, che può essere pericolosa in piccoli pazienti”.




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