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Territorio. Riportare le persone a vivere in montagna, al via la strategia di sviluppo per l’Appennino Emiliano

Riportare le persone a vivere in montagna, grazie a progetti innovativi nell’ambito dell’istruzione, della sanità, dei trasporti e dello sviluppo locale, capaci di valorizzare il capitale naturale, produttivo e umano di quelle aree. E’ questo l’obiettivo principale della strategia d’area per l’Appennino Emiliano, prima area pilota regionale candidata a sperimentare la Strategia nazionale per le aree interne (Snai). L’assessore regionale al Coordinamento alle politiche europee allo sviluppo, Patrizio Bianchi e il sindaco di Castelnovo ne’ Monti, Enrico Bini, referente dell’area interna Appennino Emiliano hanno sottoscritto oggi un protocollo di intesa per rafforzare la collaborazione ed elaborare un progetto di sviluppo.
Per questa area, che comprende i Comuni di Ventasso, Carpineti, Casina, Castelnovo ne’ Monti, Toano, Vetto, Villa Minozzo, Frassinoro, Baiso, Vezzano sul Crostolo, Canossa, Langhirano, Lesignano de’ Bagni, Neviano degli Arduini, Palanzano, Tizzano Val Parma, Berceto, Calestano, Corniglio e Monchio delle Corti, sono stati stanziati con la legge di stabilità circa 3 milioni e 800 mila euro, a cui si aggiungeranno almeno altrettante risorse dei programmi regionali di fondi europei Fesr, Fse e Psr.
Il protocollo siglato oggi segna una tappa importante nel percorso di cooperazione tra il Comitato Nazionale Aree Interne, la Regione e l’area Appennino Emiliano, avviata nell’aprile 2016. Il progetto strategico dovrà ora essere sviluppato entro fine maggio, per poi passare alla fase di approvazione nazionale e di attuazione degli interventi per generare le concrete ricadute territoriali.
Per la Regione, la Strategia nazionale per le aree interne costituisce il tassello di una visione di sviluppo territoriale regionale integrata, che vede in un tutt’uno l’asse della costa e il suo sviluppo turistico, l’asse dell’Appennino e il suo sviluppo montano, l’asse della via Emilia e lo sviluppo dei centri urbani da essa collegati, e l’asse del Po. In questo quadro le strategie delle quattro aree interne regionali costituiscono delle occasioni per sperimentare nuove strategie di sviluppo locale e di area vasta.

Le aree interne rappresentano una parte ampia del Paese – circa tre quinti del territorio e poco meno di un quarto della popolazione – assai diversificata al proprio interno, distante da grandi centri abitati e con traiettorie di sviluppo instabili ma dotate di risorse che mancano alle aree centrali, con problemi demografici ma anche con un forte potenziale di attrazione. Il Governo con il Piano nazionale di riforma ha adottato questa strategia per contrastare la caduta demografica e rilanciare lo sviluppo e i servizi di queste zone, mettendo a disposizione fondi ordinari della legge di stabilità e fondi comunitari. L’Agenzia nazionale per la coesione territoriale è il soggetto responsabile dell’attuazione.L’Emilia-Romagna nell’ambito della Strategia nazionale ha individuato quattro aree interne, oltre all’Appennino Emiliano, il Basso Ferrarese, l’Appennino Piacentino Parmense e l’Alta Valmarecchia. /BM




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